30 giugno a Bologna: dalla sfida dello sciopero alle connessioni delle lotte nella precarietà

Il 28 aprile a Bologna diverse realtà di intervento si sono incontrate per discutere di lotte nel welfare precario, per mettere insieme esperienze di comunicazione e di connessione, per trovare modalità collettive di lotta contro la precarietà.

Dopo quella data, a Torino e a Napoli sono stati messi in pratica i primi scioperi degli operatori e delle operatrici precarie. A Monza e a Bologna si continuano a costruire connessioni e percorsi di organizzazione fuori e dentro i luoghi di lavoro che danno il segno dell’insubordinazione precaria. Il prossimo sabato mattina, a Bologna, i migranti saranno in presidio contro i ricatti della legge Bossi-Fini, insieme a chi vuole rompere le divisioni imposte dal razzismo istituzionale. A partire da queste lotte, vogliamo discutere ancora di come dare forza a questi processi, di come trasformare queste esperienze parziali di sciopero e di conflitto in qualcosa di più di una vittoria isolata, in qualcosa di più di un prodotto a breve scadenza.  Vogliamo discutere di come connettere le lotte nella e contro la precarietà per fare dello sciopero un’arma reale.

Proprio perché partiamo da esperienze concrete, da quelle del lavoro migrante a quelle del welfare, lo sciopero non ci basta evocarlo. Vogliamo uno sciopero che crei conflitto, capace di mettere a soqquadro la fabbrica precaria.

Per farlo, dobbiamo partire dalle lotte già messe in campo, con i loro limiti e soprattutto con le possibilità che indicano. Per farlo, dobbiamo dare forma alla comunicazione di  precarie, operai, migranti e studenti.

Per questo, ∫connessioni precarie, Coordinamento Migranti Bologna e Provincia, Collettivo Operatori sociali – Napoli, Coordinamento educatori precari –Monza Brianza e Milano, Operatori sociali non dormienti – Torino,

Vi invitano a partecipare all’incontro che si terrà

Sabato 30 giugno

alle ore 15.30 presso lo spazio pubblico autogestito XM24,

Via Fioravanti 24, Bologna.

Pubblicato in Scienze della formazione precaria, Welfare precario

Lavoro Insubordinato n. 0

Connessioni contro le fabbriche della precarietà

Quello che avete tra le mani è il risultato di un percorso iniziato da diversi mesi, e che ha trovato un punto di visibilità e forza nell’assemblea che si è tenuta a Bologna lo scorso 10 marzo, Contro le fabbriche della precarietà. Con questo percorso, precarie, migranti, operai e studenti hanno condiviso le proprie esperienze – mettendo in comunicazione ciò che sembra incomunicabile – per immaginare e costruire forme di conflitto sul posto di lavoro all’altezza della sfida che abbiamo davanti: la precarietà si è generalizzata oltre ogni confine di categoria o di generazione e al contempo continua a produrre differenze, siano quelle contrattuali o piuttosto come quelle che coinvolgono i migranti, legati al doppio ricatto del contratto di soggiorno; la rappresentanza sindacale fatica a esprimere la complessità precaria; le tradizionali lotte nel lavoro hanno perso di efficacia; le misure di austerity volute da questo governo intendono imporre uno sfruttamento e una precarietà ancora più intensi sulla pelle dei proletari di questo paese, uomini e donne, migranti e nativi.

Questo foglio, e il percorso a cui vuole dare voce, scommette che si può ribaltare la situazione a favore di precarie, migranti, operai e studenti. Per fare questo, però, è necessario mettere in comunicazione tutte le situazioni che compongono la realtà quotidiana della precarietà e che ogni giorno praticano l’insubordinazione nella precarietà e contro di essa. Creare connessioni vuol dire mettere in campo processi di organizzazione, comunicazione e conflitto che permettano ai precari di condividere le loro esperienze di vita e di lavoro, abbattere i muri che li separano e uscire dall’isolamento individuale che non permette di vedere la possibilità di una potenza precaria in atto. Le forme di sfruttamento e precarizzazione che attraversano le nostre vite e costituiscono la nostra realtà di lavoro hanno dei punti deboli: li troveremo, e sarà lì che colpiremo.

Colpire vuol dire individuare i meccanismi di precarizzazione che ci troviamo a combattere, anche da soli, capire come possiamo bloccare il processo di produzione del profitto di cui facciamo parte e cominciare a far pagare chi quotidianamente lucra sulla nostra vita. Nuove forme di lotte devono essere inventate. Molti precari non possono permettersi di lottare in posti di lavoro sempre diversi, contro padroni spesso sconosciuti, in occupazioni dalla durata sempre più variabile. Dobbiamo costruire le condizioni per lo sciopero di chi oggi non può nemmeno pensare di scioperare: le condizioni dello sciopero precario.

Questo foglio non vuole essere un ricettario di soluzioni istantanee per i problemi del lavoro, ma uno strumento di connessione tra precarie, operai, migranti, studenti, e tutti coloro che non intendono più stare in silenzio di fronte alle ingiustizie che subiscono quotidianamente. Questo foglio è l’espressione di una scommessa, la scommessa di un’insubordinazione precaria capace di cambiare le carte in tavola e dettare nuove regole del gioco. Precarie, operai, migranti e studentesse sono già in connessione: tu che cosa aspetti?

Scarica il n. 0 di Lavoro Insubordinato! 

Pubblicato in Uncategorized

VERSO L’ASSEMBLEA SUI TIROCINI DEL 16 MAGGIO

SCIENZE DELLA FORMAZIONE PRECARIA PRESENTA:

Cineforum a Sci.Form: ‘PIOVONO MUCCHE’ @Officina del Sapere

Martedì, 8 maggio, ore 15

..nei primi anni dell’istituzione del servizio civile un gruppo di ragazzi si trova alle prese con una comunità di portatori di handicap.. Un film che fonde il punto di vista degli educatori con quello della cosiddetta utenza proprio negli anni in cui nuove sensibilità si imponevano costruendo quel welfare che oggi vorrebbero cancellare..

NE PARLIAMO CON DOCENTI DEL CORSO DI EDUCATORE SOCIALE DI SCIENZE DELLA FORMAZIONE DI BOLOGNA!

Pubblicato in Scienze della formazione precaria

ASSEMBLEA SUI TIROCINI di Scienze della Formazione

Mercoledì 16 maggio, ore 15, @Officina del Sapere – Via Zamboni 32

Dalle inchieste portate in numerose lezioni della facoltà la problematica dei tirocini è emersa come fondamentale in quanto spesso questi non rispecchiano per nulla le nostre aspettative di imparare sul campo saperi decisivi per formare al meglio la nostra professionalità, non sono inerenti al corso studi, non sono consoni al ritmo delle lezioni e degli esami costringendoci a fare tutto in fretta e male, sono un modo per le cooperative di avere lavoratori a basso costo o addirittura a costo zero inserendosi così pienamente nel processo di dismissione e tagli al welfare che così diventa sempre più precario anche per chi beneficia del servizio.

COSTRUIAMO INSIEME UN PERCORSO DI LOTTA E RIVENDICAZIONE!
Per ricominciare a parlare DAVVERO dei problemi della nostra facoltà.
Per portare dentro e fuori dalla facoltà momenti di INFORMAZIONE e scambio.
Per discutere assieme tra studenti, docenti ed educatori su come CAMBIARE un meccanismo che viene sempre presentato come un fiore all’occhiello della facoltà mentre spesso presenta numerose problematiche.
Per RIVENDICARE la centralità del tirocinio nell’inserimento nel mondo del lavoro.
Perché il welfare è precario e anche NOI lo siamo.

SCIENZE DELLA FORMAZIONE PRECARIA
(Assemblea ogni mercoledì h 17 @Officina del Sapere, Via Zamboni 32)

Pubblicato in Scienze della formazione precaria

Dossier tirocini – Scienze della Formazione precaria

Dalle inchieste che abbiamo raccolto in numerose lezioni della facoltà la questione dei tirocini è emersa come punto critico per quanto riguarda la coerenza con il proprio percorso di studio, la qualità dei saperi che si apprendono e l’inserimento nel mondo del lavoro. Questo dossier è un primo tentativo di mappare queste carenze e delineare delle proposte per mettersi in gioco e cercare di cambiare davvero un circolo vizioso che sembra produrre solamente ulteriore precarietà nelle nostre vite. Portiamo anche gli esempi spagnolo e svizzero non tanto per copia-incollare nella nostra facoltà modalità che comunque presentano numerose problematiche, ma per mostrare come in queste realtà si sia cercato di trovare delle soluzioni rispetto ad alcune delle questioni che solleviamo…Clicca qui per scaricare l’intero dossier realizzato da Scienze della formazione precaria!

Pubblicato in Scienze della formazione precaria

INCHIESTE- SCIENZE DELLA FORMAZIONE PRECARIA

Negli ultimi mesi abbiamo intercettato centinaia di studentesse e studenti della facoltà di Scienze della Formazione attraverso un’inchiesta volta ad indagare il rapporto tra formazione universitaria e precarietà. Lo strumento dell’inchiesta non serve tanto a creare una mera cartografia delle singole situazioni individuali ma a far emergere tutte quelle voci, anche dissonanti, che spesso non comunicano, quelle contraddizioni e quei tratti comuni nel vivere l’università e la precarietà che hanno trovato un primo momento di confronto all’assemblea di facoltà del 7 aprile.  A livello metodologico questo tipo di inchiesta può far storcere il naso a qualcuno: non abbiamo pretese di scientificità, ma riconosciamo che questo è stato un valido strumento  per far parlare numerose studentesse e studenti, per uscire dalla singolarità del lamento e provare a costruire un primo coro di voci. Quanto emerso dalle varie inchieste può essere utile per cominciare a scriverne lo spartito.

Nella scelta di questa facoltà è centrale l’elemento della “vocazione”, ovvero quell’elemento del tutto individuale, anche detta passione, che porta a considerare l’ambito pedagogico o quello socio-educativo un lavoro diverso dagli altri, riconoscendone la capacità di agire a livello della società per poter, in qualche modo, trasformarla. Questo porta spesso a non considerare le effettive possibilità di impiego e le effettive garanzie dei cosiddetti “lavori sociali” o a non riconoscere che il binomio vocazione/volontariato spesso non è altro che una leva per una maggiore precarizzazione di tutto il welfare. Mettere al lavoro volontari con nessuna esperienza e consapevolezza del lavoro che stanno svolgendo è una leva per precarizzare maggiormente chi ha competenze certificate nel settore, rendendo sostanzialmente inutile il percorso formativo, e per abbassare la qualità generale del servizio. Ma dietro la scelta di questa facoltà si cela molto spesso anche una visione totalmente assistenzialista e paternalista del lavoro di educatore od operatore: il disagio, l’emarginazione vanno gestite, riprodotte senza affrontarne criticamente le cause. Per altri ancora questa facoltà rappresenta la possibilità del riscatto: o per alzarsi dalla scrivania dopo anni di lavoro considerato frustrante o per riuscire a guadagnare qualche punto in graduatoria e non dover far più la supplente per due ore a settimana. Rara è l’aspettativa di un lavoro certo in futuro, ma l’università rimane comunque una scommessa da intraprendere per riuscire magari a conquistare un posto di lavoro ambito. Ovvero entrare a pieno diritto nel welfare precario.

Nella maggior parte dei casi le studentesse e gli studenti che hanno compilato questa inchiesta sono ancora al primo anno di università e quindi non hanno ancora avuto esperienze di tirocinio. Chi ancora non lo ha svolto, soprattutto ad Educazione Primaria, ne riconosce la valenza formativa, unica esperienza “sul campo” all’interno di una formazione completamente tecnico-teorica; mentre per chi lo ha già svolto, il tirocinio in rari casi è diventato la finestra sul mondo del lavoro vero e proprio, ma troppo spesso si è rivelato essere nient’altro che prestazione di lavoro a titolo gratuito. Esso infatti è parte essenziale dell’erogazione del servizio al cui interno è inserito: “Dovrebbe essere ausiliario e invece il più delle volte diventa parte essenziale del progetto pedagogico. I tirocinanti lavorano più di quello che dovrebbero”. Per un’analisi più dettagliata dei tirocini e per il confronto con alcune esperienze estere rimandiamo al documento sui tirocini.

L’università ha costi sempre crescenti, a fronte di servizi che continuano a diminuire, sia in termini qualitativi che quantitativi: questo comporta un crescente sforzo economico da parte delle famiglie, costrette in tempi di crisi, a destinare quote sempre maggiori dei propri salari e redditi alla formazione dei figli. Per questo il debito morale nei confronti delle famiglie costringe a ritmi di studio intensi per riuscire a sostenere tutti gli esami e non diventare fuori corso, ovvero dover pagare un’altra retta universitaria. Questo è avvertito soprattutto da chi si dedica esclusivamente allo studio e non fa nessuno lavoro per mantenersi o per rendersi, almeno in parte, economicamente autonomo. Ma tanti sono gli studenti che già lavorano: lavori precari pagati una miseria che a volte non bastano nemmeno a pagarsi l’abbonamento per il treno. Perché molti studenti sono fuori sede, e questo incide anche sulle possibilità di trovare momenti collettivi di discussione. Il “sentirsi precario” è una condizione comune anche se spesso collegata esclusivamente al fatto di svolgere lavori temporanei o declinata in un’accezione esclusivamente esistenziale: non si riconosce di essere inseriti in un meccanismo “scientifico” di formazione alla precarietà. Mentre i servizi offerti dall’università continuano a calare, si richiede una qualità formativa sempre più alta con l’effetto di svalorizzare completamente la specializzazione che si ottiene con la laurea.

L’università rappresenta quindi un anello fondamentale di quella catena di precarizzazione che passando per operatori ed educatrici sociali, insegnanti e maestre di nido arriva a colpire anche la cosiddetta utenza, che si trova ad aver a che fare con servizi sociali sempre più scadenti. Proprio il rapporto con l’utenza viene spesso paventato come elemento di blocco delle rivendicazioni. Ma se per alcuni, malati ed anziani non guariscono alla domenica, per la maggior parte degli studenti è invece chiaro che le lotte contro la precarietà per essere efficaci devono comunque saper creare un disagio, l’interruzione di un servizio: questo deve essere fatto trovando modalità nuove ed efficaci, che passano dal coinvolgimento dell’utenza e delle famiglie. “Si potrebbe ripensare la forma dello sciopero in senso classico, per cercare di limitare al minimo i danni all’utenza e massimizzare le diffusione del messaggio.”

È importante perciò costruire momenti di confronto con chi, tra operatori, educatori ed insegnanti ha già concluso il proprio percorso formativo e lavora nel mondo del welfare. Questi momenti assembleari seppur di difficile costruzione, per motivi di tempo o di distanza, sono sempre considerati positivi: non solo per scambiarsi esperienze di lavoro o confrontare le reciproche aspettative ma perché partendo dalla connessione di studentesse, operatori, educatrici si possono immaginare e provare a costruire momenti di lotta e rivendicazioni contro la formazione alla precarietà.

Scienze della formazione precaria

Pubblicato in Scienze della formazione precaria

Lotte nel welfare verso lo sciopero precario

Sabato 28 aprile in quanto realtà di lotta, intervento, e connessione tra diverse figure del lavoro nel welfare precario, da Bologna a Napoli, da Torino a Monza e all’area milanese, ci siano incontrati a Bologna. L’esigenza di questo incontro è nata negli Stati Generali della Precarietà e per il percorso degli Stati Generali della Precarietà, con lo scopo di mettere in comunicazione conoscenze ed esperienze diverse per costruire percorsi di lotta efficaci. Siamo partiti dalla verità dei nostri piccoli successi e delle nostre grandi difficoltà per trovare una modalità collettiva di lotta allo sfruttamento massiccio di chi lavora nel welfare.

Siamo partiti dalla diversità di condizioni che vivono i lavoratori del welfare: diversi sono i datori di lavoro, le condizioni contrattuali, i motivi della precarizzazione. Nel welfare precario s’incrociano tutte le contraddizioni del lavoro dei nostri giorni. Migliaia di operatori e operatrici sociali dipendono interamente dal finanziamento pubblico e dalle politiche sociali deciso dal governo. Molti di loro non sono pagati o sono pagati con grandi ritardi. Sono però ormai sempre più diffuse imprese cooperative che fanno del welfare un vero e proprio business fondato sullo sfruttamento del lavoro precario. Nel primo caso le istituzioni sono la controparte sfuggente che viene continuamente meno ai suoi obblighi. Nel secondo caso la cooperativa è il più classico dei padroni. Il lavoro migrante, che, dagli ospedali alle case, vede soprattutto le donne come protagoniste aggiunge a questa situazione il ricatto della legge Bossi-Fini. La precarietà dei lavoratori del welfare, inoltre, investe in pieno l’università, in particolare i corsi in scienze della formazione o in servizio sociale, a partire dai tirocini che mettono al lavoro gli studenti sfruttando una “vocazione”.  Sussidiarietà e welfare mix, usando il volontariato come strategia di erogazione dei servizi, rafforzano il gioco al ribasso messo in atto dai precarizzatori sulla pelle di tutti lavoratori. Il welfare precario investe infine chi riceve servizi sempre più precari, discontinui, frammentati, e chi, come spesso le famiglie, li paga con salari e redditi altrettanto precari.

In questa situazione i profitti crescono, mentre tante piccole cooperative continuano a fornire servizi fondamentali ma faticano a sopravvivere a causa dei tagli a livello nazionale e locale. Anche i dipendenti pubblici non possono più considerarsi “sicuri” perché la logica dei tagli alle spese, della spending review, non lascia nessuno al riparo. Nel settore pubblico come altrove, la crescita di un esercito di precari ha ormai svuotato le vecchie garanzie, compresso i salari e introdotto nuove forme di sfruttamento quotidiano.

Per questo il welfare precario rispecchia una condizione ormai generale del lavoro che nei servizi taglia trasversalmente i confini tra pubblico e privato, locale e nazionale e tra le categorie lavorative. Il welfare precario mostra anche i limiti dell’organizzazione puramente sindacale delle lotte, e la necessità di trovare nuove forme di organizzazione per fare di queste contraddizioni un punto di forza da cui partire.

Vogliamo trovare la possibilità di connettere sul piano organizzativo le nostre esperienze e quelle di tutti coloro che possono essere interessati a questo percorso. Vogliamo condividere, discorsi, proposte e pratiche. Vogliamo unire ciò che la condizione precaria invece divide. Vogliamo iniziare un percorso che sappia essere espansivo e coinvolgere le diverse figure del welfare precario – operatori e operatrici sociali, educatrici ed educatori,  migranti, dipendenti, studenti e studentesse. Pensiamo che le lotte nel welfare precario possano fornire utili sperimentazioni per chi con noi, dentro e fuori gli Stati Generali della Precarietà, sta seriamente pensando a come organizzare l’impossibile sciopero precario.

Il mese di maggio sarà per noi un mese davvero importante. Il 7 maggio ci sarà a Torino una grande giornata di mobilitazione di piazza, con lo sciopero di operatori e operatrici di diverse cooperative del welfare. Dopo un mese di iniziative pubbliche e di lotta, entro fine maggio ci sarà, a Napoli, un primo esperimento di sciopero dei servizi su larga scala.

Attorno e a partire da questi due importanti appuntamenti proponiamo di organizzare mobilitazioni a livello territoriale che siano però connesse da parole e rivendicazioni comuni. Vogliamo dare il massimo risalto a queste sperimentazioni. Vogliamo mostrare che scioperare nel welfare precario è possibile, andare nella direzione di colpire i precarizzatori e i loro profitti, iniziare a organizzare l’inorganizzabile.

Non sarà una somma di queste esperienze, o la semplice diffusione territoriale a rendere questo passo importante, ma la capacità di porci sin da subito l’obiettivo di connettere, anche in modo parziale, uno degli ambiti più importanti in cui la precarietà è costantemente fabbricata. Di sicuro sappiamo che avremo una qualche possibilità di successo solo se saranno le lavoratrici e i lavoratori del welfare a esprimersi, lottare, scioperare. Con modestia e convinzione, lanciamo la sfida di rendere virali queste connessioni, queste modalità organizzative, queste esperienze di sciopero dentro e contro la precarietà.

Se la precarietà è una condizione comune che divide, le lotte nel welfare precario possono essere un primo passo per superare questa condizione. Un primo passo per fare esperimenti di sciopero precario.

                                                                                                                                 Bologna, 28 aprile 2012

Welfare precario – Bologna

Scienze della formazione precaria – Bologna

Collettivo Operatori sociali – Napoli

Coordinamento educatori precari – Area milanese e Monza Brianza

Operatori sociali non dormienti – Torino

Per info, adesioni o per segnalare iniziative di lotta nel welfare precario:

lottenelwelfareprecario@gmail.com

Pubblicato in Welfare precario