Sabato 28 aprile in quanto realtà di lotta, intervento, e connessione tra diverse figure del lavoro nel welfare precario, da Bologna a Napoli, da Torino a Monza e all’area milanese, ci siano incontrati a Bologna. L’esigenza di questo incontro è nata negli Stati Generali della Precarietà e per il percorso degli Stati Generali della Precarietà, con lo scopo di mettere in comunicazione conoscenze ed esperienze diverse per costruire percorsi di lotta efficaci. Siamo partiti dalla verità dei nostri piccoli successi e delle nostre grandi difficoltà per trovare una modalità collettiva di lotta allo sfruttamento massiccio di chi lavora nel welfare.
Siamo partiti dalla diversità di condizioni che vivono i lavoratori del welfare: diversi sono i datori di lavoro, le condizioni contrattuali, i motivi della precarizzazione. Nel welfare precario s’incrociano tutte le contraddizioni del lavoro dei nostri giorni. Migliaia di operatori e operatrici sociali dipendono interamente dal finanziamento pubblico e dalle politiche sociali deciso dal governo. Molti di loro non sono pagati o sono pagati con grandi ritardi. Sono però ormai sempre più diffuse imprese cooperative che fanno del welfare un vero e proprio business fondato sullo sfruttamento del lavoro precario. Nel primo caso le istituzioni sono la controparte sfuggente che viene continuamente meno ai suoi obblighi. Nel secondo caso la cooperativa è il più classico dei padroni. Il lavoro migrante, che, dagli ospedali alle case, vede soprattutto le donne come protagoniste aggiunge a questa situazione il ricatto della legge Bossi-Fini. La precarietà dei lavoratori del welfare, inoltre, investe in pieno l’università, in particolare i corsi in scienze della formazione o in servizio sociale, a partire dai tirocini che mettono al lavoro gli studenti sfruttando una “vocazione”. Sussidiarietà e welfare mix, usando il volontariato come strategia di erogazione dei servizi, rafforzano il gioco al ribasso messo in atto dai precarizzatori sulla pelle di tutti lavoratori. Il welfare precario investe infine chi riceve servizi sempre più precari, discontinui, frammentati, e chi, come spesso le famiglie, li paga con salari e redditi altrettanto precari.
In questa situazione i profitti crescono, mentre tante piccole cooperative continuano a fornire servizi fondamentali ma faticano a sopravvivere a causa dei tagli a livello nazionale e locale. Anche i dipendenti pubblici non possono più considerarsi “sicuri” perché la logica dei tagli alle spese, della spending review, non lascia nessuno al riparo. Nel settore pubblico come altrove, la crescita di un esercito di precari ha ormai svuotato le vecchie garanzie, compresso i salari e introdotto nuove forme di sfruttamento quotidiano.
Per questo il welfare precario rispecchia una condizione ormai generale del lavoro che nei servizi taglia trasversalmente i confini tra pubblico e privato, locale e nazionale e tra le categorie lavorative. Il welfare precario mostra anche i limiti dell’organizzazione puramente sindacale delle lotte, e la necessità di trovare nuove forme di organizzazione per fare di queste contraddizioni un punto di forza da cui partire.
Vogliamo trovare la possibilità di connettere sul piano organizzativo le nostre esperienze e quelle di tutti coloro che possono essere interessati a questo percorso. Vogliamo condividere, discorsi, proposte e pratiche. Vogliamo unire ciò che la condizione precaria invece divide. Vogliamo iniziare un percorso che sappia essere espansivo e coinvolgere le diverse figure del welfare precario – operatori e operatrici sociali, educatrici ed educatori, migranti, dipendenti, studenti e studentesse. Pensiamo che le lotte nel welfare precario possano fornire utili sperimentazioni per chi con noi, dentro e fuori gli Stati Generali della Precarietà, sta seriamente pensando a come organizzare l’impossibile sciopero precario.
Il mese di maggio sarà per noi un mese davvero importante. Il 7 maggio ci sarà a Torino una grande giornata di mobilitazione di piazza, con lo sciopero di operatori e operatrici di diverse cooperative del welfare. Dopo un mese di iniziative pubbliche e di lotta, entro fine maggio ci sarà, a Napoli, un primo esperimento di sciopero dei servizi su larga scala.
Attorno e a partire da questi due importanti appuntamenti proponiamo di organizzare mobilitazioni a livello territoriale che siano però connesse da parole e rivendicazioni comuni. Vogliamo dare il massimo risalto a queste sperimentazioni. Vogliamo mostrare che scioperare nel welfare precario è possibile, andare nella direzione di colpire i precarizzatori e i loro profitti, iniziare a organizzare l’inorganizzabile.
Non sarà una somma di queste esperienze, o la semplice diffusione territoriale a rendere questo passo importante, ma la capacità di porci sin da subito l’obiettivo di connettere, anche in modo parziale, uno degli ambiti più importanti in cui la precarietà è costantemente fabbricata. Di sicuro sappiamo che avremo una qualche possibilità di successo solo se saranno le lavoratrici e i lavoratori del welfare a esprimersi, lottare, scioperare. Con modestia e convinzione, lanciamo la sfida di rendere virali queste connessioni, queste modalità organizzative, queste esperienze di sciopero dentro e contro la precarietà.
Se la precarietà è una condizione comune che divide, le lotte nel welfare precario possono essere un primo passo per superare questa condizione. Un primo passo per fare esperimenti di sciopero precario.
Bologna, 28 aprile 2012
Welfare precario – Bologna
Scienze della formazione precaria – Bologna
Collettivo Operatori sociali – Napoli
Coordinamento educatori precari – Area milanese e Monza Brianza
Operatori sociali non dormienti – Torino
Per info, adesioni o per segnalare iniziative di lotta nel welfare precario:
lottenelwelfareprecario@gmail.com