Interviste a Helen, Raffaele e Franco – Operatori socio-sanitari

Intervista a Helen e Raffaele – Operatori Socio-Sanitari

Nel tuo lavoro e nella tua vita quotidiana cosa significa essere precario?
H: Nel mio caso significa che non posso accedere a un prestito, a un mutuo, semplicemente comprarmi una tv a rate. Non ci riesco perché ho il contratto a termine. Il fatto di essere extra-comunitaria, poi, fa sì che mi chiedano in più tutta una serie di documenti e un lavoro con un contratto a tempo indeterminato. Sono parecchi anni che vivo questa situazione di precarietà.
R: Per me precarietà significa rivedere il concetto di programmazione del futuro.

Hai esperienza diretta della precarietà?
H: Sì, attualmente io ho un contratto a termine, mi scade ad aprile e poi non so quale sarà il mio destino. Purtroppo ogni volta che mi scade un contratto è così. Il problema è che non lo puoi sapere in anticipo, ti tengono in sospeso, ti fanno aspettare una risposta fino all’ultimo minuto.
R: No, in questo momento non ho direttamente esperienza della precarietà, ma la proietto su mia figlia e sui giovani, in questo senso ho esperienza della precarietà. Mia figlia è universitaria ma cerca anche un lavoro, per mantenersi mentre studia. Già c’è poco spazio per chi lavora a tempo pieno, figuriamoci per chi è precario.

Secondo te le donne sono più colpite dalla precarietà? Se sì come?
H: Attualmente è una cosa che colpisce tutti, per via della crisi. Io in particolare ne ho sofferto già prima, perché essendo donna e mamma, ogni volta che facevo un colloquio dovevo dire che ero mamma e mi facevano tutta una serie di domande su chi teneva il bambino, come facevo quando il bambino si ammalava, se avevo qualcuno che me lo tenesse o se avevo un compagno. Mi facevano tutte queste domande e io mi dovevo inventare tutto.
Tra l’altro sono separata, per cui non ho un compagno, quindi dovevo dire “Sì, sì ho chi mi aiuta, pago una baby-sitter!”: dovevo inventarmi delle cose per poter avere il lavoro.
R: Sì penso che le donne abbiano maggiori difficoltà, per una questione culturale, per come è strutturato il nostro paese a livello politico e sociale. Insomma per ovvi motivi penso che le donne continuino ad avere più difficoltà.

Esiste secondo te una specifica precarietà dei migranti?
H: Non so, io vedo che adesso con la crisi tutti, anche gli studenti, fanno qualsiasi cosa, qualunque tipo di lavoro, però gli stranieri tendono anche ad accettare il peggio del peggio, con degli stipendi bassissimi, si buttano a terra. Sì, noto questa differenza, sicuramente gli stranieri sono più sfruttati.
R: Per quanto riguarda questo specifico settore, penso che per il momento hanno i nostri stessi problemi, anche se loro sono disponibili ad adattarsi a qualsiasi cosa, perché vengono da situazioni molto peggiori della nostra.

I servizi sociali – dalla sanità alle pensioni, dalla scuola all’assistenza comunale – sono anch’essi sempre più precari. Si paga sempre di più per ottenere sempre di meno. Quanto incide sul tuo salario e quanta precarietà produce sulla tua vita questa situazione?
H: Tantissimo. Io sono una che usufruisce parecchio di bonus di tutti i tipi e me ne rendo conto. Ad esempio, 5 anni fa ricevevo il contributo per l’affitto e, avendo un reddito bassissimo, prendevo la cifra più alta, che all’epoca erano quasi 1000 euro. Poi il contributo è calato di anno in anno e nel 2010, l’ultima volta che l’ho preso perché poi fortunatamente sono riuscita ad avere la casa del comune, la cifra massima era 400 euro. In tutto diciamo che stanno dando veramente poco e sicuramente per le famiglie in difficoltà o dove c’è soltanto un reddito, questo veramente crea dei grossi problemi.
R: Io credo che il problema dei servizi, se non oggi sicuramente in futuro, riguardi anche il fatto che il lavoro nel sociale è sempre più svalutato, c’è sempre minore necessità di lavoratori specializzati. Noi lavoriamo per degli anni e poi servirà un semplice Adb per fare il nostro lavoro. Questo ovviamente ci influenzerà molto a livello economico, per non parlare dell’aspetto umano. Già non sempre si può scegliere il lavoro che uno vorrebbe, se poi quello che fai e per cui ti sei dato da fare per tanti anni viene annullato, non viene riconosciuto, ti senti una figura che può essere collocata ovunque, che non ha una sua ragione di essere.

Il sindacato dà risposte adeguate alla precarietà?
H: Non saprei…
R: Anch’io non ho una competenza particolare, però ti posso dire che il sindacato ha fatto male, non in tutto, perché comunque ha lottato per i diritti dei lavoratori, però poi si è perso nel marasma generale. Per me il sindacato se c’è o non c’è oggi è la stessa cosa. Credi che sia possibile immaginare forme di lotta che coinvolgano tutti i lavoratori?
H: Mah, non saprei. Lo sciopero, ad esempio, a me crea un bel po’ di guai, te lo dico sinceramente. Quando fanno sciopero le maestre nelle scuole, noi genitori dobbiamo andare a lavorare, ci troviamo in una situazione in cui non sappiamo dove mettere i bambini. L’insegnante facendo sciopero crea un disagio a chi? A noi genitori. Ti dico, a me personalmente crea questi problemi.
R: Io credo che sia possibile che ci siano dei movimenti di lotta a prescindere dall’appartenenza a settori diversi. Anche perché le differenziazioni si stanno annullando: nel nostro caso, ad esempio, gli educatori non hanno più ragione di essere. Diventeremo tutti dei numeri, quindi o ci decidiamo tutti a fare una lotta comune a prescindere dal settore, se no…

E’ possibile secondo te uno sciopero precario?
R: Non lo so, bisognerebbe un po’ studiare come fare a unirci tutti. A prescindere dai settori, unirci tutti i precari, esaminare bene la situazione e valutare se è il caso di fare sciopero o di adottare nuove forme di lotta, perché gli scioperi comunque sono ormai preordinati, non puoi andare oltre certe cose, devi annunciarli prima, insomma. Quindi uniamoci, pensando forme di lotta più efficaci.
H: Se io faccio sciopero adesso, non me lo rinnovano il contratto…

Intervista a Franco – Operatore Socio-Sanitario

Nel tuo lavoro e nella tua vita quotidiana cosa significa essere precario?
Io una situazione di precarietà non l’ho mai vissuta, la sto vivendo da un mese, da quando sono stato assunto a Casa Rodari. Ho sempre lavorato a tempo indeterminato: 20 anni di officina, alla ex-Sabian, che poi ha chiuso. Mi son dovuto reinventare a 40 anni un altro lavoro facendo il corso per OSS, quindi non saprei tanto parlarne perchè ancora la devo vivere veramente. Per adesso mi hanno pagato, però certo che a 40 anni doversi reinventare in questo modo e trovare un lavoro precario…il mio contratto scade il 30 aprile e si spera che
me lo rinnovino.

Secondo te le donne sono più colpite dalla precarietà? Se sì come?
Certo. Le donne sono viste come madri, anche, quindi per forza non verranno mai prese più in considerazione degli uomini perchè una donna che resta incinta è un danno per chi la assume. Io non la vedo così, per me una donna e un uomo sono la stessa persona al di là del fatto che una donna possa rimanere incinta perchè anche il papà potrebbe rimanere a casa.

I servizi sociali – dalla sanità alle pensioni, dalla scuola all’assistenza comunale – sono anch’essi sempre più precari. Si paga sempre di più per ottenere sempre di meno. Quanto incide sul tuo salario e quanta precarietà produce sulla tua vita questa situazione?
Il mio primo stipendio è stato di 992 euro da 1034 lordi quindi posso dire che è abbastanza buono. Però è la metà dello stipendio che prendevo in fabbrica. Ma non pago l’affitto, perchè fortunatamente vivo con mio nonno quindi riesco a cavarmela lo stesso, per adesso. E poi si spera sempre che mi facciano un contratto a tempo indeterminato.

Il sindacato dà risposte adeguate alla precarietà?
La CGIL dovrebbe avere una quota sulle agenzie interinali, anche se non ne so molto, quindi penso che possa essere utile. Io sono stato iscritto per 20 anni al sindacato, poi ho stracciato la tessera perchè abbiamo avuto dei problemi con la vertenza dell’officina. In quel caso non è stato molto presente. Però penso che possa dare una mano nella precarietà.

Credi che sia possibile immaginare forme di lotta che coinvolgano tutti i lavoratori?
L’unione fa la forza, quindi se tutti ci unissimo penso che qualcuno ci ascolterebbe.

E’ possibile secondo te uno sciopero precario?
Ci sono persone che vengono molto colpite dallo sciopero, nel senso che anche quell’ora in meno sul salario pesa. Però io lo farei volentieri. Alla ex-Sabian abbiamo fatto 100 ore di sciopero. È chiaro che lo sciopero deve essere seguito da una manifestazione,perchè se te ne stai a casa a dormire perdi solo dei soldi.